…e intanto la Palestina continua a soffrire

Proponiamo qui di seguito l’articolo a cura della redazione di argocatania.org.

La sempre più complessa situazione mediorientale, nella quale si intrecciano vecchie responsabilità colonialiste europee, arroganza statunitense, ruoli e comportamenti ambigui dei governanti locali, ha finito col far cadere il silenzio sulle condizioni sempre più insopportabili di un popolo le cui vicissitudini stanno molto a cuore a tutti coloro che ancora assumono come orizzonte la convivenza pacifica tra gli Stati.

Parliamo naturalmente del popolo palestinese, sempre più vessato dall’illegale occupazione israeliana.

Da quella terra arrivano sempre meno notizie, come se ci fossimo abituati a considerare irrisolvibile – quasi un destino già scritto – le ingiustizie, le sofferenze, lo stravolgimento della vita quotidiana dei palestinesi.

Questa carenza di informazioni, contrastata solo da pochi organi di informazione, rende ancora più interessante lo svolgimento e la diffusione del Nazra Palestine Short Film Festival, rassegna di corti palestinesi (di produzione e/o di ambientazione) giunta alla 3^ edizione.

Il Festival è itinerante: dopo la presentazione alle grandi vetrine internazionali di Venezia e di Cannes, i film viaggiano per l’Europa, con varie tappe nelle città italiane.

Già dalla prima edizione siamo riusciti a portarli anche a Catania, grazie all’iniziativa di AssoPace Palestina, Libera, Pax Christi, UDI e alla disponibilità del Cinestudio che ha fornito la possibilità di proiettare i film nella sala grande del King , il luogo per eccellenza dei cinefili catanesi che non si arrendono all’intruppamento dell’immaginario filmico.

Così, il 13 gennaio scorso è stata presentata una selezione di 10 film cortometraggi con una buona partecipazione di spettatori (sono stati staccati oltre cento biglietti), molti dei quali hanno poi aderito allo ‘aperitivo palestinese’ proposto negli stessi locali del cinema.

Non suoni consolatoria la constatazione che siamo ancora in molti a “crederci”: alcuni amici hanno inteso lasciare un contributo (finalizzato alla sopravvivenza della rassegna itinerante) pur non fermandosi ad assaggiare, altri sono stati più generosi di quanto ci aspettassimo. Si respirava l’aria della speranza o, comunque, della fraternità consapevole.

Di cosa ci hanno parlato i film? Si possono trovare denominatori comuni che ci aiutino a comprendere cosa sta accadendo nei territori occupati?

Una prima considerazione in questo senso può riguardare le forme sempre più originali di resistenza attuate per fronteggiare un’occupazione sempre più ottusa e soffocante.

Indicativo, in questo senso, Roof Knocking , sulla pratica israeliana di chiamare al telefono le persone prima di bombardare l’edificio in cui esse si trovano.

Ma abbiamo anche la scelta di dignità del venditore di caffè che rinuncia ad un lavoro che va contro i principi di solidarietà di Coffee Pot o il bellissimo documentario Made in Palestine sulla piccola fabbrica di kufiyya , simbolo nazionale della resistenza.

O l’epica sportiva del ciclista Alaa Al Dali, già qualificato per le Olimpiadi alle quali non può partecipare perché amputato di una gamba in seguito allo sparo di un cecchino israeliano, e che nonostante questo continua ad allenarsi per disputare le paralimpiadi ( Tour de Gaza).

L’altra considerazione – forse casuale, ma non crediamo – è che non si ride affatto, che i narratori della società palestinese non riescono più ad esprimersi in modo ironico o divertito.

Esemplare, in questo senso, il corto The Crossing , dove il giovane protagonista “fa lo scemo” scherzando, inconsapevole della drammaticità del momento.

Eppure, la conclusione della rassegna, affidata ad un “cortissimo multimediale” su Vittorio Arrigoni, ci incoraggia ancora con lo slogan che gli era caro: Restiamo umani!

catanesinpalestina

 

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